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SALAMALECOM…..

luglio 29, 2008

…alecom salam!

questa è la prima frase che ho dovuto imparare, fin dal primo giorno in marocco.

chiunque riceva il saluto SALAMALECOM è tenuto a rispondere con ALECOM SALAM.

Mi vi immaginate in giro per le città ad elargire salamalecchi, poggiandomi la mano sul cuore e obbligando chiunque, anche quelli con le facce cattive, a fare altrettanto? per carità è l’unica espressione che sono riuscita ad imparare il resto è proprio arabo, ma proprio ieri con i miei momentanei compagni di viaggio abbiamo deciso che per parlare arabo basta togliere tutte le vocali alla parole…provateci, non sembra arabo?

comunque fa un certo effetto sapere che di quel gesto tutti riconosceranno il valore e non si esimeranno da una risposta altrettanto articolata…..altro che inglesi, qui almeno ci si raccomanda a Dio.

oggi è una settimana dal mio arrivo e ancora sto prendendo le misure di questo strano posto, che certo non è affato esotico come si potrebbe immaginare.  nelle grandi città nulla da invidiare a roma o simili, clacson inquinamento, sporcizia, ricchi e Suv, si si proprio quella cosa là.

nelle campagne invece la storia cambia sul serio. lì, beh! ti rendi conto veramente della differenza e della fortuna di nascere da una parte o dall’altra, qui i poveri sono veramente poveri.

la vita in campagna è quello che doveva essere da noi due generazioni fa, almeno dalle mie parti. qui tutti si muovono in caretto tirato da un povero asinello e pure mio nonno portava la frutta con il carertto salvo che lui si faceva aiutare nel trasporto da un cavallo: Stellina. ma questa è un’altra storia.

visti da lontano, camminare su quelle polverose piste in mezzo a campagne aride, assomigliano a tanti giuseppe e maria. il movimento ondulatorio è quello e il velo delle donne, rigonfio di aria calda, rende quei profili come dipinti antichi, fatti da un pittore che per rimpire lo spazio della tela immaginava venti e sospiri, capaci di animare quellop che lui non riusciva a trasformare in vita.

anche qui, sotto l’apparente immobilismo, di una realtà talmente difficile che solamente le necessità primarie sono necessità, ci sono storie e micro avvenimenti che mi stupiscono e mi incuriosiscono, come la storia di Rachida…..

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