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back to rome

settembre 5, 2008

tra poco mi toccherà prendere l’aereo e questo meraviglioso viaggio finirà. oppure no!

malgrado la tendenza genetica a scivolare verso la melanconia e l’autocommiserazione, questa volta ho deciso di giocare delle nuove carte.

ecco i pensieri del mattino: sto pensando…e se mi giocassi il mio ritorno a roma come un nuovo viaggio? se invece di tornare io stessi arrivando e affrontassi roma con l’apertura di spirito, la curiosità e la tolleranza che ho adottato in questo mese e mezzo in marocco?

negli ultimi due giorni ho dovuto fare attenzione a non scivolare nella paura di ritrovare a roma l’ambiente paludoso e bradipo che ho lasciato prima di partire. ma era veramente così? o era piuttosto stanchezza e fatica accumulata?

dopo questo lungo viaggio in marocco, dove niente era previsto, ma tutto un poco alla volta mi ha avvolto e accolto come a me faceva piacere, ho provato sulla mia pelle il fascino e la grazia della vita.

e allora ecco, tra poco prenderò un altro aereo e non sarà per tornare a roma, indietro, ma per andare…

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MAROC: DOUBLE VITESSE

agosto 15, 2008

SALAMALECOM…..

luglio 29, 2008

…alecom salam!

questa è la prima frase che ho dovuto imparare, fin dal primo giorno in marocco.

chiunque riceva il saluto SALAMALECOM è tenuto a rispondere con ALECOM SALAM.

Mi vi immaginate in giro per le città ad elargire salamalecchi, poggiandomi la mano sul cuore e obbligando chiunque, anche quelli con le facce cattive, a fare altrettanto? per carità è l’unica espressione che sono riuscita ad imparare il resto è proprio arabo, ma proprio ieri con i miei momentanei compagni di viaggio abbiamo deciso che per parlare arabo basta togliere tutte le vocali alla parole…provateci, non sembra arabo?

comunque fa un certo effetto sapere che di quel gesto tutti riconosceranno il valore e non si esimeranno da una risposta altrettanto articolata…..altro che inglesi, qui almeno ci si raccomanda a Dio.

oggi è una settimana dal mio arrivo e ancora sto prendendo le misure di questo strano posto, che certo non è affato esotico come si potrebbe immaginare.  nelle grandi città nulla da invidiare a roma o simili, clacson inquinamento, sporcizia, ricchi e Suv, si si proprio quella cosa là.

nelle campagne invece la storia cambia sul serio. lì, beh! ti rendi conto veramente della differenza e della fortuna di nascere da una parte o dall’altra, qui i poveri sono veramente poveri.

la vita in campagna è quello che doveva essere da noi due generazioni fa, almeno dalle mie parti. qui tutti si muovono in caretto tirato da un povero asinello e pure mio nonno portava la frutta con il carertto salvo che lui si faceva aiutare nel trasporto da un cavallo: Stellina. ma questa è un’altra storia.

visti da lontano, camminare su quelle polverose piste in mezzo a campagne aride, assomigliano a tanti giuseppe e maria. il movimento ondulatorio è quello e il velo delle donne, rigonfio di aria calda, rende quei profili come dipinti antichi, fatti da un pittore che per rimpire lo spazio della tela immaginava venti e sospiri, capaci di animare quellop che lui non riusciva a trasformare in vita.

anche qui, sotto l’apparente immobilismo, di una realtà talmente difficile che solamente le necessità primarie sono necessità, ci sono storie e micro avvenimenti che mi stupiscono e mi incuriosiscono, come la storia di Rachida…..

marocco

luglio 17, 2008

tra meno di una settimana finalmente, parto per il marocco.

finalmente per me, non certo per voi, che non sapevate niente del mio viaggio nè della sua preparazione. sono stati mesi complessi e tesi, tanto che mi sono pure privata del piacere di scrivere il mio blog.

ancora non ho neanche pensato alla valigia, anzi no al mio zaino, io viaggio sempre con quello.

appeso dietro la porta della mia camera da letto, ogni volta che mi sono chiusa dentro l’ho visto ed ho ripensato ai viaggi che avevo fatto e quelli che da tanto tempo non facevo. Invece adesso è arrivato finalmente il momento di staccarlo dal chiodo e riempirlo di nuovo.

dall’ultimo vero viaggio sono passati ben 3 anni, e se considero come è andato preferisco dimenticare di averlo fatto. Due mesi in grecia per colmare il panico di un licenziamento clamoroso e il fantasma di un amore rinunciato. Come pensate siano andati?

Si sono trasformati in due mesi di tortura, preludio alla necessità inderogabile di mettere ordine nella mia vita (si dice così no?)

risultato: questa volta parto da sola, due mesi di viaggio senza meta, finalmente vuota di me e pronta a fare spazio al mondo. niente filosofia zen, qui si tratta di sana curiosità.

voglio riempirmi gli occhi di immagini nuove, voglio assorbire suoni, rumori, e silenzi. Voglio rimbombare

belle parole, no! e invece un po’ di panico mi sta prendendo tanto che continuo a rinviare la preparazione del fatidico zaino. sarà la solita proiezione?

un inconsueto appagamento della vita di tutti i giorni fa capolino ai piedi del letto, ogni mattina, quando ultimamente mi sveglio stranamente riposata.

Generosi e quanto mai gradevoli incontri, si alternano a giornate che inaspettatamente, alla paura del vuoto post ritmi lavorativi forsennati sostituiscono un senso tutto loro, probabilmente innato, ma per me sorprendentemente nuovo. (questa è difficile, insomma volevo dire che non mi sto annoiando proprio per niente a non lavorare, anzi me la godo)

ma questa volta non mi faccio fregare e come un iccolo esploratore partirò, alla ricerca di niente e pronta ad accogliere tutto.

Notizia che vi riguarda: aggiornerò il blog di storie, foto e video (se ci riesco) e quindi se riesco pure a non farmi rapire da un tuareg, tipo Te nel deserto (qualcuno direbbe magari) vi racconterò il marocco in presa diretta. e chi c’è stato può darmi consigli succulenti, su luoghi, segreti e persone.