Archive for the ‘marocco’ category

back to rome

settembre 5, 2008

tra poco mi toccherà prendere l’aereo e questo meraviglioso viaggio finirà. oppure no!

malgrado la tendenza genetica a scivolare verso la melanconia e l’autocommiserazione, questa volta ho deciso di giocare delle nuove carte.

ecco i pensieri del mattino: sto pensando…e se mi giocassi il mio ritorno a roma come un nuovo viaggio? se invece di tornare io stessi arrivando e affrontassi roma con l’apertura di spirito, la curiosità e la tolleranza che ho adottato in questo mese e mezzo in marocco?

negli ultimi due giorni ho dovuto fare attenzione a non scivolare nella paura di ritrovare a roma l’ambiente paludoso e bradipo che ho lasciato prima di partire. ma era veramente così? o era piuttosto stanchezza e fatica accumulata?

dopo questo lungo viaggio in marocco, dove niente era previsto, ma tutto un poco alla volta mi ha avvolto e accolto come a me faceva piacere, ho provato sulla mia pelle il fascino e la grazia della vita.

e allora ecco, tra poco prenderò un altro aereo e non sarà per tornare a roma, indietro, ma per andare…

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royal air maroc, AT0941

settembre 2, 2008

…EBBENE SI, MIO TOCCA RITORNARE A ROMA!

ieri siamo rientrate dal nostro ultimo week end, dalla città del vento, e come abbiamo messo piedi in casa a rabat, siamo sprofondate in una pesante tristezza.

Dopo un mese e mezzo insieme, in giro per il marocco, tra tre giorni mi tocca prendere un aereo e tornare nella cara e famigliare roma. niente più avventure, viaggi, valige, deserti o montagne. niente carte geografiche o indicazioni distorte, chieste a chi non ha mai visto un europeo in vita sua. niente più incontri inaspettati e rivelatori.

la notte è passata inquieta…al risveglio ci siamo guardate in faccia e siamo scoppiate a ridere. “Io là non ci torno!” ho esordito.

è vero che la programmazione tv italiana di ieri sera mi ha fatto cascare le braccia, e l’idea di tornare per provare a fare qualcosa di decente è oggi, estremamente faticosa, ma è pure vero che in questi giorni è successo qualcosa di veramente bello. le pressioni dei giorni romani, che mi ero portata con me in vacanza, mi sono lentamente scivolate addosso e io mi sono scoperta più buona, più creativa, più sensibile.

ho lavorato molto, ho preso molti appunti, molte le nuove pagine scritte. molti libri letti, molte belle foto scattate, molti nuovi amici, nuovi pensieri.

molti sogni rivelatori, molti incontri sognati, alcuni lontani perdoni inviati oltremare, molti amori scoperti nel cuore. molte lettere commoventi, scritte e alcune ricevute.

vorrei affrontare la vita romana con lo stesso spirito.

vorrei che i cieli colorati di questo posto mi compaiano in sogno.vorrei non dimenticare mai le facce dei bambini visti ai bordi delle strade. voglio ricordarmi di nadya e della madre di mohammed. vorrei che non mi sfuggisse mai di mente la magia di Olmes, dove il tempo si è fermato agli anni 60 e i berberi galoppano al tramonto sui loro cavalli. vorrei ricordare il matrimoni nel palmeto di erachidia e gli occhi della sposa che, dopo tre giorni di festeggiamenti, aveva visto solo allora il viso del suo sposo. voglio ricordami gli asini lasciati liberi per ruminare ma legati, da zampa a zampa, per non correre via. voglio ricordarmi il deserto e l’inquitudine che ho provato al ritorno, al pensiero di rimanere incastrata laggiù. mi devo ricordare il picnic nel bosco di cedro e le chiacchiere con paola su mia madre e la sua. mi devo ricordare il panino con l’uovo sodo, e l’avocado, mi devo ricordare mio fratello dei tappeti. voglio ricordarmi le ispirazioni fotografiche di essauira, e voglio ricordare la mattina presto alla medina con fathia e sana a comprare i tappeti. che generose! non devo dimenticare il cus cus più buono del mondo e la cucina in cui è stato praparato. mi devo ricordare i berberi sulle montagne di ozud e quei meravigliosi alberi che sembravano pagliacci. mi devo ricordare il bellissimo uomo, vestito di marrone, che mi fissava nel caravan serraglio di chefachuoen.mi devo ricordare il gin lemon di Alain e le mani di Pierpaolo. mi devo ricordare la risata di berber e gli occhi di sergio.

MAROC: DOUBLE VITESSE

agosto 15, 2008

finalmente la CASBA

agosto 6, 2008

oggi sono riuscita ad entrare nella casba. non che niente e nessuno fino ad ora mi avessero impedito di farlo ma da quando sono arrivata ancora non era riuscita a farci un giro….sembrava che là dentro ci fossero pericoli e rischi che era meglio rimandare di affrontare.

dopo due settimane in marocco, per la più parte passate in mezzo alla campagna sperduta mi sentivo più sicura e meno timorosa. i marocchini sembrano un popolo simpatico e sostanzialmente che se ne sta per fatti suoi, anzi se proprio devo dire sono piuttosto rilassati. certo una donna non passa completamente inosservata ma non stanno là a perseguitarla se lei non ha voglia di esserlo.

insomma il tartassamento psicologico a proposito del trattamento riservato alle donne in questi paesi ha avuto presa su di me fino a questa mattina, quando guardinga e rigorosamente vestita per non dare nell’occhio sono partita per la mia personale visita della casba.

senza cartina, che odio a prescindere e con la fiducia che le ore a disposizione mi avrebbero aiutato a ritrovare al strada per tornare a casa sono entrata nella medina intenzionata a farmi portare dalle strade e da nessun altro punto di riferimento.

la mattina di martedì deve essere una giornata fiacca per gli affari perchè confrontato con gli altri giorni duranti i quali avevo provato a fare capoccella nella medina la situazione era serena e tranquilla.

all’interno della medina le zone sono divise per concetti e per prodotti. sono entrata in una via che costeggia le mura tutta dedicata alla vendita di elettrodomestici e telefonini delle più aggiornate versioni, mi sono domandata per tutto il tempo se erano telefoni veri o come sembra facciano a napoli, solo scatole vuote. continua a sembrarmi inconciliabile la modernità con lo stato effettivo di quello che si vede per strada.

senza accorgermene intorno a me erano scomparsi i cellulari e mi sono ritrovata circondata di fili. interi negozi, tutti aperti sulla strada completamente e ordinatamente pieni di fusi di fili. dai colori cangianti e di tutte le più sottili sfumature, tappezzano le pareti dei negozi che così non hanno mai bisogno di essere intonacati. a volte ampi a volte microscopici, ogni ambiente nella medina è sfruttato per fare affari o comunque mettere su un piccolo commercio.

la medina confina con la casba, che da quello che ho capito dovrebbe essere la città fortificata, che finalmente si affaccia sul mare. lo spettacolo è liberatorio e dopo aver camminato dei vicoli e vicoletti lo spazio aperto davanti ai miei occhi è stato emozionante.

il mare però ad uso e consumo degli uomini non è facilmente balneabile, sia per le ondate oceaniche mi porterebbero via, sia, e qui è vero, per gli uomini, i cui occhi assatanati impediscono pure alla più disinibita occidentale di mettersi in costume. peccato, ma poco male ci sono luoghi dovo gli uomini non possono entrare…e lì si! vale la legge della donne.

questa mattina mi sono infilata pure in un hammam, ma uno vero di quelli che costano 10 dirham, ovvero un euro, contro i 50 euro di Aquamadre, l’hammam al ghetto di roma. certo è diverso…

un uomo stava all’entrata dietro un bancone più alto di lui che stava sbragato sulla sdraia con i piedi allungati su qualcosa…chiedo se posso entrare per vedere, bofonchia qualcosa e mi lascia entrare…superata l’incognita di dove sarebbero sbucate quelle scale mi trovo davanti ad uno spogliatoio dentro il quale donne in mutande o già rivestite stanno allungate sulle panche a riposarsi un poco…

ad una di queste chiedo come funziona là dentro e dopo un attimo di perplessità si alza e mi mostra i luoghi dove si svolge l’hammam. il momento più impressionante è quando entriamo nel salone con i vapori…tutte mattonelle, per terra, sulle pareti e pure sul soffitto, nient’altro che mattonelle e donne nude. Ho visto solo corpi, grandi tette e morbide pance. C’erano pure un paio di nonne. Non aveva mai visto una vecchia nuda…loro senza per niente scomporsi si sono girate a guardarmi e non hanno neache risposto al mio saluto. certo, perchè avrebbero dovuto?! chiacchieravano, giocavano con l’acqua e malgrado quelle nudità emanavano una forza che mi ha fatto ritirare: o con loro o fuori.

ho voglia di ritornarci nell’hammam, anche se mi sembra impossibile ritrovare quella via a quel luogo. ma forse è bene così, un’incursione disorientata in una realtà che devo prendere solo quando capiterà e lei vorrà farsi conoscere.

il Quasi Re

agosto 4, 2008

se la regola dei sei gradi di separazione é vera, l’altro giorno ho stretto la mano ad un RE.

ancora una volta abbiamo macinato qualche altro centinaio di km, abitudine consona in questo paese così grande e così scollegato, per raggiungere la località nella quale si svolge un’altra missione sulla quale la mia amica lavora. avremmo assistito alla posa della prima pietra da parte del wali di un edificio voluto dalla cooperazione italia marocco.

ora è necessario specificare che il wali è il vice re, direi piuttosto un quasi re, che di fatto esiste sul territorio molto di più del re vero, che invece se ne sta nelle sue tante dimore sparse in vari posti del paese, comunque sempre con campo da golf annesso. insomma il wali è quello che comanda…

ma dopo un viaggio di svariate ore lo spettacolo che ci aspettava non era certo dei piu’ promettenti: in mezzo alla solita campagna deserta svariati burocrati del loco si affannavano intorno a immense cornici vuote, vetri rotti, colla che non attaccava, tende berbere che lasciavano intravedere la desolazione intorno… e il sole cocente dimezzava le possibilità d’azione.

tanto che ad un certo momento anch’io sono stata inviata alla ricerca di una colla che servisse al nobile uopo di incollare la foto del re nell’apposita cornice; e solo dopo un paio di spedizioni si é riusciti ad incollare sufficienti foto del re per decorare le virtuali pareti delle tende…insomma tra francese, italiano storpiato e arabo galoppante la babele era completa e non sembrava proprio all’altezza di un Quasi Re.

io intanto per ingannare il tempo mi sono messa a giocare con dei ragazzini, con i quali ho superato egregiamente il gap linguistico utilizzando i gesti.  abbiamo giocato con i sassi ad un gioco che mi ha insegnato mia madre quando ero piccola, piccola. incredibile giocavano con le stesse regole. é stato entusiasmante constatare che le regole, quelle logiche ed inevitabili, nascono ovunque uguali.

la sera siamo andati a dormire sconsolati, non sapevamo che la notte avrebbe realizzato quello che nemmeno le migliori aspettative ci avevano, fino ad allora, permesso d’immaginare;

(scusqte gli errori sto scrivendo su unq tqstierq qrqbq )

Il giorno dopo una reggia era comparsa nel deserto…

le tende berbere erano state ancorate al terreno e avrebbero resistito pure ad una tempesta di sabbia, tappeti erano stati sparsi ovunque, tanto che si sarebbe potuto lascire le scarpe in macchina, camerieri in livrea…con tanto di guanti bianchi, tavoli imbanditi di frutti zuccherosi…intanto già tutti gli ospiti erano in fila, i miltari erano schierati e i bambini tenuti a debita distanza, nell’attesa del corteo.

finalmente il quasi Re é arrivato.

uno per uno, dalla macchina fino alla tenda il Quasi Re ha salutato tutti con uno splendido sorriso sulle labbra. e volete indovinare chi era l’ultima della fila alla quale il wali tendeva la mano?  ovviamente io che con la macchina fotografica mi ero infiltrata per riprendere la mia amica nel momento topico della stretta di mano? solo che trafficando con lo zoom  non mi ero accorta che il wali era arrivato davanti a me e mi tendeva la mano. vi immaginate la mia faccia?

sorridendo, ho sperato di non stare a commettere un quasi incidente diplomatico e con una certa emozione ho teso la mano al Quasi Re.

RACHIDA ….looking for love

agosto 4, 2008

Rachida è una possente donna, di 38 anni, berbera, orgogliosa, con una laurea in biologia marina, che abita ancora in campagna, con suo fratello e le sue due mogli. Le convenzioni sociali non le permettono di prendersi una casa da sola.

non è certo questione di soldi, infatti Rachida, benchè poco, ha un discreto stipendio visto che lavora da anni per una ONG italiana. da anni coordina donne isolate in mezzo alla campagna, per una piccola produzione dei  tappetti. roba poca ma probabilmente è una delle pochissime, forse l’unica donna in una vastità di km che ha un conto in banca personale. Eppure non può scegliera di vivere in città, non ce la farebbe neppure lei a sopportare tutte le chiacchiere della gente, che seppure dalla desolata e immensa campagna la inseguirebbero fino alla piccola città di riferimento della zona dove lei vorrebbe impiantarsi.

e così l’unica speranza per la bella Rachida è trovarsi un uomo, eh già? ma dove lo trova Rachida un uomo all’altezza delle sue aspettative in mezza ad una campagna dove i migliori amici delle persone sono le pecore? c’è da precisare poi che non solo lei non si accontenta ma nessuno di quegli uomini ha il coraggio di prendersi una donna che ha studiato e che parla e ragione. ma lasciatemi continuare che non voglio cadere negli sterotipi.

ieri sera in una pizzeria, gestita dal pizzettaro marocchino rimpatriato per la stagione estiva…non fate facili commenti, dedichero’ una dissertazione completa sul cibo marocchino… ho visto due donne accapigliarsi come non mi era mai successo ancora nella mia vita.

Lo ammetto: impossibile trattenermi dal guardare, si picchiavano sul serio…si strappavano i vestiti. sembrava un film con le ciociare italiane, sofia, anna, silvana…insomma ci siamo capiti.

Io gia’ immaginavo una lite di gelosia, tradimenti e passioni sotto il sole cocente del Marocco.

Meraviglioso! l’amore aveva avuto la meglio sulle caste apparenze di questo paese velato. Invece il pizzettaro rimpatriato mi ha spiegato che le due ragazze, una immigrata in Francia e l’altra ancora residente nella campagna marocchina, avevano montato tutta quella baraonda perche’ l’immigrata, quella “piu’ figa” ai loro occhi, aveva dato della cafona a quella che invece viveva ancora in campagna.

Che delusione; due giovani donne, provenienti dalla stessa campagna, sedute entrambe ai tavoli di una scarsa pizzeria, come se invece fosse sedute sugli champs elysee, si facevano la guerra per affermare chi delle due era la migliore. In paese in piena crisi identitaria, con una “monarchia democratica…con i soldati per strada” con un livello di analfabetismo superiore al 50%, nel caso delle donne superiore all’80%, vale solamente la legge del piu’ forte.

improvvisamente le urla si placano; qualcuno porta via la “cafona” mentre l’altra rimane la’ …a continuare a fare belle mostra di se’….

dopo qualche minuto, neanche si fossero dati appuntamento sono arrivati due suv, tragati italia dai quali sono uscito quattro uomini, grassi, direi gonfi di se’, che seduti accanto al tavolo dell’immigrata francese hanno cominciato a rimorchiarla.

eccolo il futuro del marocco seduto accanto a me, targato europa, mentre Rachida sotto le stelle di una campagna desolata aspetta sulla soglia di casa un uomo che si innamori di lei, che porta in dote la sua laurea.

SALAMALECOM…..

luglio 29, 2008

…alecom salam!

questa è la prima frase che ho dovuto imparare, fin dal primo giorno in marocco.

chiunque riceva il saluto SALAMALECOM è tenuto a rispondere con ALECOM SALAM.

Mi vi immaginate in giro per le città ad elargire salamalecchi, poggiandomi la mano sul cuore e obbligando chiunque, anche quelli con le facce cattive, a fare altrettanto? per carità è l’unica espressione che sono riuscita ad imparare il resto è proprio arabo, ma proprio ieri con i miei momentanei compagni di viaggio abbiamo deciso che per parlare arabo basta togliere tutte le vocali alla parole…provateci, non sembra arabo?

comunque fa un certo effetto sapere che di quel gesto tutti riconosceranno il valore e non si esimeranno da una risposta altrettanto articolata…..altro che inglesi, qui almeno ci si raccomanda a Dio.

oggi è una settimana dal mio arrivo e ancora sto prendendo le misure di questo strano posto, che certo non è affato esotico come si potrebbe immaginare.  nelle grandi città nulla da invidiare a roma o simili, clacson inquinamento, sporcizia, ricchi e Suv, si si proprio quella cosa là.

nelle campagne invece la storia cambia sul serio. lì, beh! ti rendi conto veramente della differenza e della fortuna di nascere da una parte o dall’altra, qui i poveri sono veramente poveri.

la vita in campagna è quello che doveva essere da noi due generazioni fa, almeno dalle mie parti. qui tutti si muovono in caretto tirato da un povero asinello e pure mio nonno portava la frutta con il carertto salvo che lui si faceva aiutare nel trasporto da un cavallo: Stellina. ma questa è un’altra storia.

visti da lontano, camminare su quelle polverose piste in mezzo a campagne aride, assomigliano a tanti giuseppe e maria. il movimento ondulatorio è quello e il velo delle donne, rigonfio di aria calda, rende quei profili come dipinti antichi, fatti da un pittore che per rimpire lo spazio della tela immaginava venti e sospiri, capaci di animare quellop che lui non riusciva a trasformare in vita.

anche qui, sotto l’apparente immobilismo, di una realtà talmente difficile che solamente le necessità primarie sono necessità, ci sono storie e micro avvenimenti che mi stupiscono e mi incuriosiscono, come la storia di Rachida…..