domenica abbiamo festeggiato il compleanno di mio padre, anche lui dei pesci.
ero arrivata a casa, un po’ malinconica, un po’ scura. da un paio di giorni mi aleggiava sulla testa un umore confuso e indeciso.
mentre apparecchiavamo la tavola del salone, quella delle grandi feste, papà preso da uno slancio festivaliero ha proposto di aprire una buona bottiglia di vino, di quelle della riserva doc.
bianco o rosso? scelgo io: rosso, lo preferisco da sempre.
all’inizio non l’avevo riconosiuta, eppure sentivo arrivare dal centro della tavola una presenza ingombrante, che mi chiamava a prenderla in considerazione. lentamente dettagli incomprensibili ritornavano alla memoria, ma non riuscivo a coglierli, fino a quando dopo 5 anni, l’ho riconosiuta, eccola là al centro del tavolo, lei.

avevo comprato quella bottiglia di primitivo a manduria, in salento, dopo venti giorni di un’estate afosa e appassionata. E’ rimasta nascosta e dimenticata in tutti questi anni dentro la credenza del salotto, eppure mentre bevevo quel vino mi rendevo conto che non avevo dimenticato nulla di quei giorni.
il pranzo è andato bene, tutta la famiglia riunita intorno a papà che, con una certa melanconia, constatava che non ha più 30 anni. Io intanto snocciolavo nel silenzio della mia mente i ricordi di quell’estate in salento.
Il pranzo era finito e la bottiglia vuota restava sul tavolo.
Il primitivo decantato, aveva impastato la mia bocca, ancora una volta e quell’estate finalmente uscita dalla credenza, si avviava a diventare ricordo.
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